Aree ArcheologicheAree Archeologiche

AREE ARCHEOLOGICHE DEL TERRITORIO

L’ origine romana dell’attuale abitato di Militello è ancora da dimostrare. Secondo l’illustre erudito militellese del XVII secolo, Pietro Carrera, alcuni soldati del console Marcello, colpiti dalla pestilenza scoppiata durante l’assedio di Siracusa, sulla via del ritorno verso nord, rimasero attratti dalla salubrità dell’aria e dall’amenità dei luoghi, e, avuto il permesso del loro comandante, si stabilirono sul colle, in posizione dominante le valli fluviali del Lembasi e del Loddiero e la pianura posta a sud-est del monte Catalfaro. Per la loro presenza, il luogo fu chiamato Militellus ovvero Militum Tellus (“terra di soldati”). Il territorio di Militello è disseminato di insediamenti preistorici, evidenziati per lo più dalla presenza di tombe a grotticella artificiale scavate nelle pareti calcaree dei numerosi valloni, che caratterizzano un paesaggio ancora in gran parte incontaminato, dove si esalta il connubio con l’archeologia. A Dosso Tamburaro, dove la roccia calcarea, alternata con strati intrusivi di pietra vulcanica, crea una piattaforma affascinante che guarda verso la Piana di Catania, è stato identificato quello che appare come l’insediamento umano più antico attestato finora nel territorio di Militello. Sono state rinvenute alcune capanne delimitate da stretti fossati ed una tomba a pozzetto appartenente ad una tipologia ben conosciuta nella Sicilia orientale; essi costituiscono i resti di un insediamento databile al primo momento dell’età del Rame (inizi del III millennio a. C.). Più numerose sono le testimonianze assegnabili all’età del Bronzo antico, alla cultura castellucciana (2000-1440 a. C.), in parte già note a Paolo Orsi, attestate dalle necropoli rupestri (violate in antico) di Frangello e Primo Lanzo, al limite con il territorio del vicino comune di Palagonia, e poi, andando verso sud, di piano dei Monaci, piano Santa Barbara ed Ossini, al limite con il territorio di Francofonte. Sono riferibili all’età del Ferro e al momento dei primi contatti tra cultura greca coloniale e quella indigena i numerosi insediamenti, finora attestati quasi esclusivamente dalle relative necropoli, a Castelluccio, ad Ossini, nel versante orientale del monte Catalfaro, posti sugli altipiani e in vallette riparate, in prossimità di fiumi e torrenti. Il processo di ellenizzazione dei centri indigeni della valle del Gornalunga e del fiume dei Margi, che sembra compiuto intorno alla metà del VI secolo a. C., lascia importanti testimonianze nel territorio militellese, che si inserisce in un più vasto ambito comprendente vari centri del calatino, tra cui Rocchicella, l’antica Paliké, roccaforte degli indigeni e del loro principe Ducezio. Alla seconda metà del V secolo a. C. si riferisce la grande necropoli, costituita da più di quattrocento tombe a fossa scavate nella roccia, purtroppo in gran parte devastate dai clandestini, messa in luce alcuni anni or sono nella contrada Fildidonna. Le poche tombe, rinvenute ancora inviolate, hanno restituito pregevoli corredi funerari attestanti l’uso della necropoli sino alla fine del IV secolo a. C., quando l’area sepolcrale si sposta più a sud ovest, a piano Maenza, dove numerose tombe hanno restituito materiali databili tra il III e il II secolo a. C. Sui fianchi scoscesi dei profondi canyon che la circondano e sulle balze degradanti verso i “fossi” (letti di corsi d’acqua a carattere esclusivamente torrentizio) si aprono ampie grotte, ricavate dall’ampliamento di tombe preistoriche e protostoriche, che mostrano chiari segni d’utilizzo dal XVIII secolo ai nostri giorni, quando divengono ricoveri per le greggi. Il piano di Santa Barbara, un altipiano di roccia calcarea cinto ad ovest e a nord dalla stretta e profonda valle del Lembasi e che senza interruzione si collega al piano Cava dei Monaci, presenta un insediamento rupestre che si estende su vari terrazzamenti collegati tra loro da scale intagliate nella roccia. Ampie grotte, che si allungano nel sottosuolo distribuendosi in vari ambienti, sono il segno reale della trasformazione, avvenuta in età bizantina e all’inizio del Medioevo, di necropoli preistoriche in abitazioni e in luoghi di culto cristiano. Tale insediamento fronteggia da sudovest il colle dove era il più antico nucleo dell’abitato di Militello, sulle cui pendici, meridionale ed orientale, sono ancora riconoscibili tracce di un abitato rupestre, con luoghi di culto e ampie grotte, come quella con affreschi bizantini nei pressi della chiesa di Santa Maria la Vetere. Chiude a meridione il territorio militellese la contrada Ossini, dove la necropoli, parzialmente indagata agli inizi del ‘900 nei pressi della Cava d’Inferno da Paolo Orsi, conferma l’ampia frequentazione dell’area nell’età del Bronzo antico e nell’età del Ferro, oltre che in età medievale, quando il colle dominante la valle dell’omonimo fiume fu fortificato.

M. G. Branciforte, Il riposo del guerriero, in Militello in Val di Catania, suppl. a Kalos (n. 6), 1996.

Sebastiano Lisi

IL PARCO ARCHEOLOGICO S. MARIA LA VETERE

I saggi di scavo, condotti negli anni ’85/’86 dello scorso secolo, hanno permesso di conoscere le varie fasi abitative ed edilizie del sito ove sorge la chiesa. Queste fasi comprendono: un abitato tardo-antico, come attesta un complesso di pozzi ed ipogei scavati nella roccia calcarea, a cui doveva appartenere anche la “chiesetta” dello “Spirito Santo”; un ipotetico insediamento normanno, dalle tracce di un affresco sotto le strutture murarie dell’abside e, forse, da un archivolto (con motivo a reticolo stellato) e da un capitello a motivi vegetali; la chiesa del ’400, come attestano i resti di alcune strutture murarie, le quali consentono di ricostruire la planimetria dell’edificio a tre navate con l’abside orientata ad est e ingresso ad ovest e piano pavimentale impostato sulla roccia calcarea. Al di sotto del pavimento sono state rinvenute numerose tombe a “fossa” e, rimescolati alla terra, frammenti architettonici, monete e maioliche del ’500/’600. Da rilevare che nell’ambito della navata settentrionale della chiesa quattrocentesca fu scoperto, ed in parte scavato, un pozzo, che potrebbe identificarsi con quello menzionato nelle Cronache del Carrera, il quale afferma che “dentro la chiesa vi è un pozzo di molta profondità, il quale prima che il tempio fosse accresciuto era fuor delle mura di quello”. La notizia sembra infatti suffragata dal rinvenimento a sud di questo di un’altra struttura muraria, avente andamento ovest-est e parallela ai muri delle navate quattrocentesche, che lascerebbe supporre l’esistenza di un edificio di culto di minori proporzioni ed anteriore a quello del XV secolo. Al lato di Nord-Est, si trovano le rovine della torre/dongione normanna (XII sec.), che costituiva insieme alla chiesa un unico complesso edilizio di tipo castrale, nucleo originario del borgo medievale di Militello.

Le foto sono state realizzate da Angelo Lo Presti e Antonella Jacobello.

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